Katabasis

Titolo: Katabasis
Autore: R. F. Kuang
Pagine: 576
Formato: Copertina flessibile
Editore: Mondadori
Trama
Ambientato nella Cambridge degli anni '80, Katabasis è un dark accademia che intreccia filosofia, magia e rivalità accademica con una vena satirica tagliente. Al centro della storia ci sono Alice Law e Peter Murdoch, due giovani studiosi brillanti e profondamente imperfetti, impegnati nel dottorato di analytic magic, una disciplina che fonde logica formale e incantesimi. La loro vita accademica, già segnata da competizione feroce e ambizioni fragili, viene sconvolta quando il loro supervisore, il celebre professor Jacob Grimes, muore in circostanze misteriose durante un esperimento. La sua scomparsa non è solo una tragedia personale: Grimes custodiva una lettera di raccomandazione capace di determinare il futuro di entrambi. Senza di lui, le loro carriere rischiano di sgretolarsi. Spinti da motivazioni tutt'altro che pure, Alice e Peter decidono di compiere un katabasis, una discesa letterale negli inferi, per recuperare l'anima del professore e ciò che lui non ha fatto in tempo a consegnare. Il viaggio li conduce in un'oltretomba che assomiglia ad un campus distorto: corridoi infiniti, biblioteche oscure, figure mitologiche che parlano per paradossi, prove che mettono alla berlina il culto del genio e la crudeltà delle gerarchie accademiche. Man mano che avanzano, la loro rivalità si trasforma in un'alleanza instabile, fatta di diffidenza, ironia e momenti di verità. La discesa diventa così un doppio percorso: attraverso un mondo sotterraneo pieno di trappole e attraverso le zone d'ombra delle loro stesse ambizioni. Katabasis è un romanzo che gioca con i codici del dark accademia, li smonta e li ricostruisce con intelligenza: un viaggio negli inferi dell'accademia, dove la logica diventa magia e la magia diventa un modo per interrogare il potere, la meritocrazia e il prezzo della brillantezza.

Cosa cela questo libro?

ATTENZIONE: possibili spoiler!

Katabasis è uno di quei romanzi che sembra una storia di magia in tema accademia, ma in realtà è un commento feroce, ironico e lucidissimo su come funzionano il potere, l'ambizione e la conoscenza. I messaggi che manda sono diversi e stratificati. R. F. Kuang usa la discesa agli inferi come una lente deformante per osservare il mondo accademico. L'oltretomba non è solo un luogo mitologico: è il riflesso grottesco di un sistema che pretende brillantezza assoluta, sacrifici continui e una devozione quasi religiosa al merito. L'università diventa un inferno meritocratico, fatto di gerarchie rigide, supervisori che si sentono onnipotenti e studenti che si consumano nella competizione. La satira è evidente: non serve un demone con le corna quando bastano un professore carismatico e un dipartimento tossico. Dentro questo contesto, l'ambizione dei protagonisti – Alice e Peter –si rivela un'arma a doppio taglio. Non scendono negli inferi per altruismo, ma per puro interesse personale, recuperare la lettera di raccomandazione scritta dal professore. È un gesto piccolo, quasi meschino, ma che rispecchia un lato possibile dell'animo umano. Kuang mostra come anche le menti più brillanti possano essere guidate da motivazioni fragili, egoiste, persino disperate. L'ambizione, nel romanzo, non è mai un valore puro: è una forza che può spingerti avanti, ma anche consumare. La disciplina che studiano, la magia analitica, diventa un altro strumento di critica. Unisce logica e incantesimi, ma mette in scena un'idea chiave: la conoscenza non è mai neutrale. È un linguaggio che può includere o escludere, un potere che può essere usato per illuminare o per manipolare. L'autrice smaschera il modo in cui l'accademia usa la complessità come arma, trasformando la ricerca in una gara di prestigio più che un percorso di scoperta. La rivalità tra Alice e Peter non è semplice antagonismo: è un modo per definirsi, per misurarsi, per riconoscere nell'altro ciò che si teme o si desidera. La loro rivalità diventa quasi una forma distorta di intimità, un legame che li spinge a guardarsi dentro più di quanto vorrebbero. In questo senso, la katabasis più che un viaggio fisico, diventa un vero e proprio percorso psicologico, uno scontro con le proprie ombre.

E proprio la discesa – archetipo antico quanto la letteratura stessa – assume qui un valore di verità. Scendere significa vedere ciò che si è evitato, affrontare illusioni, capire che il successo non basta a salvarci da noi stessi. Non c'è una redenzione facile, ma una consapevolezza nuova, più amara e più antica. Infine l'autrice gioca molto con il genere dark accademia, smontandone i cliché. Non idealizza l'università, non romanticizza la sofferenza, non celebra il " genio tormentato". Al contrario, mostra quanto sia pericoloso innamorarsi di un sistema che ti consuma mentre ti loda.

È una satira affilata, intelligente, che invita a guardare oltre il fascino estetico del genere.

Opinione personale
Di R. F. Kuang, avevo già letto Babel e lo avevo apprezzato moltissimo: una trama potente, un mondo costruito con cura, e anche se in alcuni punti l'avevo trovato un po' lungo e lento, nel complesso mi aveva conquistata. Proprio per questo, quando è uscito Katabasis, non ho esitato un secondo ad acquistarlo. Le mie aspettative erano alte, forse troppo, e ammetto che speravo di ritrovare quella stessa intensità narrativa. Purtroppo, però, Katabasis non mi ha soddisfatta come speravo. Le premesse erano ottime: una discesa negli inferi, un dark accademia con sfumatura mitologiche, una dinamica quasi romantica tra i protagonisti. Sulla carta, tutto ciò che amo. Eppure, nella pratica, mi sono ritrovata spesso annoiata. La storia procede, ma non mi ha catturata davvero; non sono riuscita a entrare in sintonia con il ritmo né con l'evoluzione dei personaggi. La sensazione è stata amplificata dal fatto che, nello stesso periodo, stavo leggendo Noi di Christelle Dabos – autrice che già conoscevo e amavo per la saga L'attraversaspecchi – e quel romanzo, al contrario, mi ha dato moltissime gioie. Il confronto è stato inevitabile: dove Noi mi trascinava dentro la storia, Katabasis mi lasciava ai margini. Detto questo, non voglio bocciarlo completamente. È evidente che l'autrice padroneggia la scrittura in modo impeccabile: lo stile è solido, i messaggi sono interessanti, e l'idea di fondo ha un potenziale enorme. Ma qui entra in gioco la parte più soggettiva: i gusti personali. E nel mio caso, pur riconoscendone il valore tecnico, non sono rimasta soddisfatta.

Note dell'autore

R. F. Kuang (Guangzhou, Cina, 1996), emigrata negli Stati Uniti all'età di quattro anni, ha venduto i diritti della Guerra dei papaveri a diciannove anni. Il secondo volume della saga, La repubblica del Drago, è stato pubblicato nel 2019, mentre il terzo, La dea in fiamme, nel 2020. Nel 2022 è uscito Babel, nel 2023 Yellowface e nel 2025 Katabasis. Dopo aver studiato Storia e cultura cinese a Cambridge e a Oxford, è rientrata negli Stati Uniti dove sta conseguendo un dottorato in Lingue e letteratura dell'Estremo Oriente a Yale.

Libri citati








 

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