IT: Welcome to Darry

IT: Welcome to Derry, è una serie TV del 2025, prodotta da HBO e distribuita in Italia da Sky e NOW. Racconta le origine di Pennywise e della maledizione che avvolge Derry decenni prima degli eventi dei film ed è ispirata al romanzo IT di Stephen King e ai film di Andy Muschietti.

Trama

Ambientata nel 1962, ventisette anni prima degli eventi dei film di Muschietti, la serie ci riporta nella cittadina maledetta di Derry, nel Maine, dove il terrore non è mai davvero dormiente.

La storia segue Charlotte Hanlon e la sua famiglia, appena trasferiti in città, mentre cercano di riscostruire una vita normale in un luogo che di normale ha ben poco. Parallelamente, un gruppo di ragazzi, tra cui Marge Truman, Ronnie Grogan, Lilly Bainbridge e altri, inizia a notare sparizioni inspiegabili, comportamenti inquietanti degli adulti e un'atmosfera di paura che sembra impregniare ogni angolo della comunità. Mentre la tensione cresce, la serie scava nelle radici del male di Darry, intrecciando:
-le dinamiche sociali dell'America anni '60, tra razzismo, povertà e violenza sistemica.
-I segreti sepolti della cittadina
-Il ritorno di Pennywise interpretato anche nella serie da Bill Skarsgård


Il ciclo del risveglio del mostro coincide con un periodo storico già carico di tensioni, e la serie mostra come il male sovrannaturale e quello umano si alimentano a vicenda, rendendo Derry un luogo dove la paura è un linguaggio quotidiano. La stagione conduce lentamente verso un crescendo di orrore, rivelazioni e collegamenti diretti con la mitologia di IT, fino a un finale che ha fatto discutere per le implicazioni sulla natura temporale di Pennywise.

In Welcome to Derry, le connessioni con l'universo di IT non sono semplici strizzate d'occhio ai fan, ma sono linee sottili che tengono insieme un mondo narrativo già denso di simboli e ombre. La serie approfondisce la natura antica e quasi cosmica di Pennywise, suggerendo origini e dinamiche che in altri contenuti, come i film, restavano sospese, come se il male fosse un organismo che respira attraverso le crepe della città. Il celebre ciclo dei ventisette anni non è più solo un dettaglio mitologico: diventa un ritmo oscuro che scandisce la vita di Derry, un battito sotterraneo che anticipa ciò che i film mostreranno decenni dopo. La città stessa appare come un personaggio vivo, complice, capace di proteggere e occultare, mentre cognomi familiari e presenze riconoscibili emergono senza mai sembrare cameo gratuiti, ma piuttosto radici profonde di una storia che attraversa generazioni. E in in mezzo a tutto questo, affiorano piccoli richiami ad altri mondi kinghiani. Tra queste presenze, spicca Dick Hallorann, figura che chi conosce King associa immediatamente a Shining. Qui, però, Hallorann è ancora lontano dalla sua futura storia nell'albergo. La sua comparsa non serve a creare nostalgia, ma a suggerire che il dono, o il peso, della "luccicanza" esisteva ben prima dell' Overlook Hotel.

Accoglienza

L'accoglienza del pubblico verso Welcome to Derry è stata sorprendentemente sfaccettata, quasi quanto la serie stessa. Una parte consistente degli spettatori ha accolto con entusiasmo l'idea di un prequel che non si limita a replicare l'estetica dei film, ma prova a costruire un orrore più lento, più insinuante, più psicologico. Molti hanno apprezzato la scelta di racconta la paura come un fenomeno sociale prima ancora che sovrannaturale, e di far emergere il male attraverso le crepe della quotidianità. Per questo, la serie rappresenta un ritorno a un horror "adulto", che non ha paura di mostrare il mostro ma che preferisce lavorare sulle atmosfere, sui silenzi, sulle tensioni sottili. Allo stesso tempo, però, non sono mancate reazioni più tiepide o apparentemente critiche. Una parte degli spettatori, soprattutto quelli abituati al ritmo più serrato dei film, ha percepito la serie come troppo dilatata, quasi trattenuta, con episodi che sembrano più interessati a costruire un contesto che a far avanzare al trama. Alcuni hanno espresso la sensazione che Welcome to Derry voglia essere "prestigiosa" a tutti i costi, sacrificando un po' dell'immediatezza emotiva che aveva reso così iconici i film di Muschietti. Anche la scelta di dosare Pennywise con estrema parsimonia ha diviso: c'è chi l'ha trovata elegante e coerente, e chi invece avrebbe voluto una presenza più costante e minacciosa. Interessante è anche la reazione dei fan più affezionati all'universo di King: in molti hanno apprezzato la cura nel trattare Derry come un organismo vivo, riconoscendo nella serie un rispetto profondo per il racconto originale. Nel complesso, l'accoglienza del pubblico non è stata né trionfale né deludente: è stata, come spesso accade, divisiva, segno che Welcome to Derry è comunque una serie che non può lasciare indifferenti.

Chi ha letto il romanzo di King tende a guardare Welcome to Derry con un'attenzione diversa, alla ricerca di coerenze, omissioni e nuove interpretazioni. In generale, molti lettori hanno apprezzato il fatto che la serie non tenti di riscrivere il libro, ma di muoversi negli spazi vuoti, nelle zone d'ombra che King aveva lasciato volutamente aperte. L'idea di esplorare la natura primordiale di Pennywise senza tradire la sua ambiguità è stata accolta con favore: chi conosce il romanzo sa bene che il vero orrore non sta nelle spiegazioni, ma in ciò che resta indicibile, e la serie sembra rispettare questo principio. Allo stesso tempo, alcuni lettori hanno percepito una certa distanza rispetto alla complessità psicologica del romanzo. IT è un'opera monumentale, piena di stratificazioni emotive, traumi infantili, memorie represse, e non tutti hanno ritrovato quella stessa profondità nella serie, che per forza di cose, sceglie un punto di vista più circoscritto. C'è chi avrebbe voluto un approfondimento maggiore sulla dimensione metafisica del Macroverso, chi invece ha apprezzato la scelta di restare ancorati alla realtà storica degli anni '60, In generale, però, i lettori sembrano concordare su un punto: Welcome to Derry non tradisce lo spirito del romanzo. Non è King, e non pretende di esserlo, ma riesce a evocare quella sensazione di male diffuso, di paura. E per chi conosce bene il libro, questo è forse il complimento più grande.

Opinione personale

Personalemnte, non condivido l'idea che Welcome to Derry soffra di una presenza troppo ridotta di Pennywise: anzi, mi ha sorpresa in positivo. Mi aspettavo che Bill Skarsgard comparisse molto meno, e invece la sua partecipazione è più consistente di quanto immaginassi. Non mi ha stupito la sua bravura, in quel ruolo lo considero semplicemente perfetto, ma mii ha colpita la naturalezza con cui riesce a incarnare un male che cambia forma senza mai perdere coerenza. Pur non avendo letto il romanzodi King, e quindi senza possedere quel bagaglio di informazioni che i lettori portano con sé, ho apprezzato profondamente tutte le rivelazioni che la serie offre sul mondo di IT. In particolare, conoscere l'origine di Pennywise è stato per me uno dei momenti più soddisfacenti: nei fil di Muschietti questo aspetto rimaneva quasi inesplorato, mentre qui trova finalemte spazio e forma. So che la serie proseguirà con stagioni ambientate in diverse linee temporali, e anche questo elemento viene introdotto con chiarezza in Welcome to Derry, lasciando intuire un progetto narrativo più ampio e ambizioso. Non posso che attendere con curiosità il seguito. È evidente, però, che questa serie non è pensata per tutti: chi non ama l'horror, chi non apprezza gli universi narrativi di King o non è interessato ad una rappresentazione del male che si insinua più che esplodere, difficilmente potrà trovarla coinvolgente. Sebbene la storia sia collegata ai film e ambientata molti anni prima, e quindi perfettamente fruibile anche da chi non li ha visti, credo che per godersi davvero l'esperienza sia utile recuperare i due film di Muschietti. E, perché no, anche Shining, se si vuole seguire il filo del destino di Hallorann oltre ciò che la serie mostra.











 

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