Frankestein
Con
Frankestein (2025), Gulliermo del Toro realizza finalmente il
suo sogno di una vita: riportare sullo schermo il mito creato da Mary
Shelly con una sensibilità nuova, cupa e profondamente umana. La
regia si distingue per la capacità di fondere estetica gotica e
introspezione psicologica, trasformando la creatura in un simbolo di
solitudine e desiderio di riconoscimento.
Il cast è di altissimo livello e contribuisce a dare spessore alla narrazione:
-Oscar Isaac nel ruolo di Victor Frankestein, tormentato e visionario.
-Jacob Elordi è la creatura, fragile e minacciosa al tempo stesso.
-Mia Goth, enigmatica presenza femminile che incarna l'ambiguità del potere e della seduzione.
.Christopher Walz, David Bradley e Lars Mikkelsen completano un ensemble che arricchisce il film di sfumature drammatiche e carismatiche.
Il cast è di altissimo livello e contribuisce a dare spessore alla narrazione:
-Oscar Isaac nel ruolo di Victor Frankestein, tormentato e visionario.
-Jacob Elordi è la creatura, fragile e minacciosa al tempo stesso.
-Mia Goth, enigmatica presenza femminile che incarna l'ambiguità del potere e della seduzione.
.Christopher Walz, David Bradley e Lars Mikkelsen completano un ensemble che arricchisce il film di sfumature drammatiche e carismatiche.
Trama
In
Frankestein (2025), Gullermo del Toro ci invita a entrare in
un'Europa ottocentesca avvolta da nebbie e ombre, dove il confine tra
scienza e follia si fa sottile. Al centro della vicenda c'è Victor
Frankestein, giovane scienziato animato da un desiderio che sembra
più grande di lui: sfidare la morte e piegare la natura al proprio
volere. La sua ossessione lo conduce a un esperimento che non è
soltanto un atto di creazione, ma anche un gesto, di ribellione
contro l'ordine naturale.
Da
questa sfida nasce la Creatura, figura che del Toro tratteggia con
una sensibilità nuova: non soltanto un mostro, ma un essere che porta con sé la fragilità dell'abbandono e la forza inquietante della
diversità. La trama si sviluppa attorno al rapporto tormentato tra
creatore e creatura, un legame che oscilla tra attrazione e
repulsione, tra responsabilità e rifiuto, e che diventa specchio
delle contraddizioni più profonde dell'animo umano.
Il
film non si limita a ripercorrere la storia che tutti conosciamo: la
arricchisce di atmosfere gotiche e romantiche, di paesaggi brumosi e
interni illuminati da candele, dove ogni ombra sembra avere vita
propria. È un racconto che parla di solitudine e desiderio di
riconoscimento, di potere e compassione, e che ci ricorda quanto sia
fragile la linea che separa la creazione dall'annientamento.
Accoglienza
e voci dal set
Quando Frenkestein è stato presentato al pubblico, la sala si è trasformata in un piccolo teatro di emozioni. I tredici minuti di applausi a Venezia non sono stati soltanto un segno di apprezzamento, ma un modo per dire che questa storia, pur conosciuta da tutti, era riuscita a toccare corde nuove. La critica ha parlato di un film che oscilla tra poesia e incubo, e il pubblico ha percepito la forza di un'opera che non si limita a raccontare un mito, ma lo interroga con la sensibilità del presente.
Gli attori, nelle interviste, hanno restituito la stessa intensità. Oscar Isaac ha raccontato di aver vissuto Victor Frankestein come un uomo diviso, non un semplice genio folle ma un essere umano che si consuma nella sua ossessione. Jacob Elordi, invece, ha parlato della Creatura come di un ruolo che lo ha costretto a guardare dentro la fragilità e la rabbia, a incarnare di bisogno di riconoscimento che appartiene a tutti. Mia Goth ha aggiunto una nota di mistero, sottolineando come il film esplori forze invisibili, seduzioni e poteri che non si lasciano facilmente definire.
E poi c'è Gullermo del Toro, che ha definito il progetto, "spirituale": per lui non era solo un film, ma un modo per interrogare la natura umana attraverso il mito moderno di Prometeo.
Quando Frenkestein è stato presentato al pubblico, la sala si è trasformata in un piccolo teatro di emozioni. I tredici minuti di applausi a Venezia non sono stati soltanto un segno di apprezzamento, ma un modo per dire che questa storia, pur conosciuta da tutti, era riuscita a toccare corde nuove. La critica ha parlato di un film che oscilla tra poesia e incubo, e il pubblico ha percepito la forza di un'opera che non si limita a raccontare un mito, ma lo interroga con la sensibilità del presente.
Gli attori, nelle interviste, hanno restituito la stessa intensità. Oscar Isaac ha raccontato di aver vissuto Victor Frankestein come un uomo diviso, non un semplice genio folle ma un essere umano che si consuma nella sua ossessione. Jacob Elordi, invece, ha parlato della Creatura come di un ruolo che lo ha costretto a guardare dentro la fragilità e la rabbia, a incarnare di bisogno di riconoscimento che appartiene a tutti. Mia Goth ha aggiunto una nota di mistero, sottolineando come il film esplori forze invisibili, seduzioni e poteri che non si lasciano facilmente definire.
E poi c'è Gullermo del Toro, che ha definito il progetto, "spirituale": per lui non era solo un film, ma un modo per interrogare la natura umana attraverso il mito moderno di Prometeo.
Quando
ho visto Frankestein, non mi aspettavo di emozionarmi così. Pensavo
di conoscere già la storia, di sapere cosa mi aspettava. E invece
no. Il film mi ha spiazzata, mi ha riportato alla mente il
Frankestein con De Niro – che per me resta uno dei più intensi –
ma con una sensibilità diversa, più malinconica, più viscerale.
Non è solo una questione di estetica, anche se quella fotografia
verdastra, quel gotico decadente, ti entra negli occhi e non ti
lascia più. È una questione di sguardi. Di silenzi. Di come la
Creatura viene mostrata non come un mostro, ma come un essere che
cerca disperatamente di capire chi è, e perché nessuno riesce a
guardarlo davvero. Del Toro, non ti spiega tutto. Ti lascia lì, con
le tue domande. E forse è proprio questo che colpisce: il fatto che
non ci sia una sola morale, ma solo un senso di inquietudine che ti
accompagna anche dopo i titoli di coda.
Dico tutto questo da spettatrice "ignorante", come ho scritto a caldo su un altro social appena dopo la visione. Ma forse è proprio questo il bello: non serve essere esperti per sentire che un film ha tanto da insegnare. E Frankestein lo fa. Ti parla di solitudine, di potere, di creazione e distruzione. Ti fa riflettere su cosa significa essere umano, e su quanto sia fragile il confine tra chi crea e chi viene creato.
E sì, Jacob Elordi è sempre "tanta roba" – ma qui non è solo bello. È intenso, vulnerabile, disturbante. E questo, per me, è già un motivo valido per guardare questo film. Lo consiglio a chi ama il cinema che non si limita a intrattenere, ma che scava nell'animo umano. A chi ha amato Frankestein di Mary Shelly con Robert De Niro, certo, ma anche a chi cerca storie che parlano di identità, di solitudine, di potere e fragilità. Non è un film d'azione o per chi cerca un ritmo serrato. È un film da guardare con pazienza, con occhi aperti e il cuore predisposto. Magari in una sera di pioggia, con le luci basse e la voglia di lasciarsi attraversare da qualcosa di antico e nuovo nello stesso momento.
Dico tutto questo da spettatrice "ignorante", come ho scritto a caldo su un altro social appena dopo la visione. Ma forse è proprio questo il bello: non serve essere esperti per sentire che un film ha tanto da insegnare. E Frankestein lo fa. Ti parla di solitudine, di potere, di creazione e distruzione. Ti fa riflettere su cosa significa essere umano, e su quanto sia fragile il confine tra chi crea e chi viene creato.
E sì, Jacob Elordi è sempre "tanta roba" – ma qui non è solo bello. È intenso, vulnerabile, disturbante. E questo, per me, è già un motivo valido per guardare questo film. Lo consiglio a chi ama il cinema che non si limita a intrattenere, ma che scava nell'animo umano. A chi ha amato Frankestein di Mary Shelly con Robert De Niro, certo, ma anche a chi cerca storie che parlano di identità, di solitudine, di potere e fragilità. Non è un film d'azione o per chi cerca un ritmo serrato. È un film da guardare con pazienza, con occhi aperti e il cuore predisposto. Magari in una sera di pioggia, con le luci basse e la voglia di lasciarsi attraversare da qualcosa di antico e nuovo nello stesso momento.






Commenti
Posta un commento